Gilberto Coppi
Monologo di una settantenne

Sveglia ragazzi! Ci risiamo, sono passati i dieci anni e dovete essere pronti tutti. Quest’anno è il settantesimo anniversario, da quando fui stilata dai cosiddetti “Padri Costituenti”, ricordate?
Quelli erano uomini e donne degni e degne di essere ricordati e ricordate, avevano vissuto il periodo fascista chi più e chi meno nascosti alle bande delle camice nere oppure in esilio all’estero oppure al confino nelle più sperdute isole o paesi del sud del Paese, nel migliore dei casi venivano boicottati nel loro lavoro ed emarginati dalla vita sociale. Erano tutti preparati e già impegnati nella vita politica e sociale.
Ne ricordo particolarmente uno per tutti, mi sfugge il cognome, ahimè la memoria comincia a difettare, ma il nome mi è rimasto impresso: Alessandro.
Questo Alessandro era uomo maturo, proveniva dal nord, ora ricordo dalla città di Modena, aveva avuto grandi esperienze di vita sia personali che sociali. Già da studente universitario era impegnato nella redazione di un giornale periodico locale intitolato “Il Frignano”, in cui venivano trattati i problemi concreti della gente della montagna.
Fu esperienza importante, ma breve in quanto fu chiamato subito alle armi nei primi mesi della Grande Guerra e, dopo un breve periodo di scuola militare, in qualità di sottotenente, venne mandato al fronte. Si ritrovò in trincea in prima linea con responsabilità di comando appena ventunenne.
In quel periodo teneva corrispondenza con la famiglia, particolarmente con la Madre, alla quale inviava spesso notizie rassicuranti nonostante il pericolo incombente. Rammento che, mentre si trovava a Roma e rileggeva il testo che mi compone, teneva sulla scrivania una di quelle lettere a ricordo della mamma e della sua esperienza militare. A sua insaputa l’ho letta tante volte che la imparai a memoria, e voglio riproporvela.

Carissima Mamma, Questa mattina per tempo ho preso parte a una funzione singolare: contro a un tratto di trincea era costruito alla meglio un rozzo altare adorno di una stoffa riccamente ricamata che faceva parte un tempo della distrutta chiesa di Pieve di Livinallongo; attorno a questo erano numerosi soldati, che devoti ascoltavano la S. Messa. Come già un’altra volta a Salesei, così anche questa io la servivo, mentre un graduato dalle spalle quadrate e dalla voce forte leggeva alcune preghiere di preparazione alla S. Comunione. La grande solennità cristiana della Pasqua è stata dunque celebrata anche da noi: non v’era un tempio, non un altare ricco di ori e di sfavillanti luci, non le dolci voci di cori: nostro tempio era la natura, ci facea cupola il cielo, colonne eran gli abeti, pareti un tratto di trincea; c’illuminava la luce del sole nascente, ci facea coro l’eco del cannone che ripercuotendosi di valle in monte forte mugghiava come tuono, e di fronte era il nemico. Ma come s’intuisce meglio la verità divina, come è più fervida e salda la fede, come s’aprono meglio gli animi degli uomini a Dio inginocchiati innanzi a un rozzo, improvvisato altare sotto un bel cielo limpido e col nemico in faccia! E come scendeano dritte al cuore le parole semplici del Sacerdote che ci parlava dei doveri nostri verso Dio, verso la patria, la famiglia! Chi avrebbe lo scorso anno pensato che in una trincea di prima linea avrei celebrato la Pasqua? Eppure, dico il vero, non me ne rammarico: trovo anzi motivo di ringraziare il Cielo d’aver permesso ch’io fino ad ora rimanessi immune da disgrazie, mentre purtroppo l’aspra guerra miete larga messe di vite, e tanti anche dei miei carissimi amici giacciono in qualche angolo sperduto di questa lunga linea di dolore, di morte, di gloria che chiamano fronte. E ringraziamola insieme, carissima Mamma, la Provvidenza che ha voluto fosse fin’ora serbato il figlio, e insieme preghiamoLa acchè, ricomparsa la smarrita pace sulla terra, possa il figlio riabbracciare la Madre. Benedica, carissima Mamma, il di Lei aff.mo figlio Sandro 13.4.16.

In questa lettera si riconosce la personalità, lo spirito e la forza d’animo di cui era dotato, pregi che si manifestavano nei momenti più pericolosi e impegnativi. La Provvidenza lo riportò a casa sano e salvo con nell’animo l’esperienza umana e personale della Grande Guerra.
Riprese gli studi interrotti pur mantenendo il suo impegno politico partecipando alla breve esperienza del Partito Popolare, di cui fu anche segretario provinciale. Antifascista da subito, diresse il giornale “Voce Popolare” nonostante sequestri e intimidazioni fino alla sua chiusura. Dovette abbandonare forzosamente l’attività politica ufficiale, ma nel suo studio di avvocato teneva incontri con i suoi amici antifascisti, così visse la tragedia della seconda guerra mondiale fino a quel fatidico “8 settembre”.
Aderì subito alla lotta partigiana contro il nazifascismo instaurato sotto la cosiddetta Repubblica di Salò in forma di organizzatore e ispiratore. Dalle varie fazioni partigiane venne riconosciuto di fatto presidente del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), in quel ruolo si adoperò per attutire i contrasti che sorgevano tra i gruppi di diversa estrazione politica. Sebbene padre di numerosa famiglia sostenne quel ruolo con grande impegno, tanto che su segnalazione di qualche delatore fu arrestato e rinchiuso nelle carceri dell’Accademia Militare.
Grazie all’intervento di un parente filofascista fu rilasciato, ormai la guerra era finita. Ricambierà il favore avuto da quel suo congiunto, garantendo per lui quando a fine guerra i partigiani compivano vendette personali indiscriminatamente.
A pace ristabilita continuò la sua militanza politica nel partito della Democrazia Cristiana (DC). Questa fu la formazione di quel tal Alessandro che divenne uno dei “Padri Costituenti”. Come lui tanti altri ebbero esperienze e preparazione altrettanto significative. Inutile fare confronti con gli attuali politici, e forse non è nemmeno giusto… forse!
Oggi mi domando se sono ancora utile e attuale. Qualcuno mi definisce obsoleta, forse è vero nella forma, ma nella sostanza mi sento ancora giovane. Allora l’entusiasmo e l’impegno erano altissimi e sulla base di quella carta, l’Italia poté risollevarsi moralmente e materialmente dopo il disastro della seconda guerra mondiale, per cui non posso dire di essere stata disattesa, però rimane ancora tanta strada da percorrere per adempiere completamente a quanto scritto in quelle poche pagine.
Tu numero uno, in particolare, devi essere sempre sveglio perché spesso vieni richiamato, molte volte solo per far bella figura nei discorsi e nelle interviste dei politici, altrettante volte disatteso in quanto il popolo per pigrizia delega la propria sovranità limitandosi al voto ogni cinque anni e poi critica e incolpa coloro che ha delegato per il malessere nazionale. Allora alza la tua voce e stimola il popolo ad essere più partecipe nella gestione del suo destino rivendicando e praticando la propria sovranità con onestà morale e maggiore impegno sociale.
Numero dieci, in questi tempi sei oggetto di aspro confronto relativamente alla tua interpretazione. Speriamo che la saggezza prevalga sui sentimenti di autoprotezione nei confronti degli stranieri in cerca di libertà e dignità, affinché tu sia di esempio per tutte le nazioni che si proclamano civili.
E tu numero dodici, come ti senti? Anche tu non puoi dormire. Pochi sanno che sventolando il tricolore ti menzionano. È bello vederlo sventolare, ma alle volte quel tricolore si trova in una posizione scomoda, innalzato su edifici all’interno dei quali corruzione, intrighi e malefatte politiche si consumano, ma imperterrito deve continuare a svettare a monito degli ideali che rappresenta. Quanta italianità negli eventi sportivi, sbandierato in tutte le forme, ma basta non essere primi che subito il tricolore viene arrotolato. E quanto è triste il suo destino quando deve avvolgere la bara di chi è morto per un atto di coraggio pubblico, ancor più triste quando non la distendono sulla bara di un muratore o di un contadino o di un metalmeccanico caduto sul posto di lavoro. Ma forse è giusto, l’eroismo va oltre il proprio dovere e deve essere riconosciuto, alle volte però fare il proprio dovere è un atto di eroismo. Allora devi dire agli italiani che il tricolore deve sventolare sempre per tutti.
Numero nove, non nasconderti per la vergogna. Sembra che la cultura non ripaghi, da Omero a Calvino, da Fidia a Modigliani, da Apelle a Fattori, da Eschilo a Pirandello tutto è inutile, solo lingua inglese ed elettronica. Allora quando i nostri padri mi concepirono, tutti gli studenti alle scuole medie leggevano le favole di Fedro in latino e Iliade ed Odissea in italiano per passare al greco del liceo. Addio “consecutio temporum”, oggi ignorata da tutti, politici e giornalisti compresi, addio congiuntivo, addio dialetto di Sandrone e famiglia. Forse è giusto, ma tu sei ancora lì, numero nove! Per ricordare che la cultura va oltre le conoscenze tecniche. Il “Bel Paese” di Stoppani dove è finito? Cemento e costruzioni mostruose ovunque, dalla riva del mare fin sotto le guglie dolomitiche, la mafia dell’edilizia imperversa ovunque con il tacito consenso di amministrazioni locali, lo scempio paesaggistico è pratica normale. Allora non dormire, anche se soffri devi essere attento e vigile.
Numero trentasei, cosa ne dici dei lavori precari e sottopagati svolti da lavoratori che non possono difendere i loro diritti e vengono sfruttati e ricattati da pseudoimprenditori per i lavori più umili e pesanti. Allora fatti sentire affinché ogni lavoratore sia giustamente retribuito in qualsiasi realtà lavorativa.
Numero trentasette, tu ti trovi in uno stato di dormiveglia, effettivamente sono stati fatti grandi progressi per i diritti delle donne e nella tutela delle madri-lavoratrici, ma esistono ancora ambienti di lavoro in cui le donne sono differenziate e penalizzate, fino al caso estremo in cui le donne nel contratto di assunzione devono sottoscrivere le proprie dimissioni in caso di maternità. Allora devi restare attento e sveglio.
Numero cinquantuno, cosa dici se è stato necessario istituire le cosiddette “quote rosa” affinché le donne possano accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in parità agli uomini? Cosa direbbero quelle ventuno “madri costituenti”, parte dei cinquecentocinquantasei membri, le quali provenivano quasi tutte da una militanza politica antifascista? In quel lontano anno costituirono il primo nucleo di donne ufficialmente elette e dimostrarono lo stesso impegno e la stessa capacità dei colleghi maschi, difendendo la dignità femminile in tutte le sue forme, permettendo alle donne negli anni successivi di dimostrare di essere pari agli uomini in tutti i campi sia sociali che culturali che scientifici. Da loro le donne hanno imparato a difendere i propri diritti con le proprie forze. Tu potresti dormire tranquillo, tuttavia stai all’erta: il sessismo è sempre presente.
Numero cinquantatré, come ti senti nel sapere che l’evasione fiscale è sempre in aumento? Certamente triste. Oltre ai grandi evasori, industriali con residenze e conti nei paradisi fiscali, grandi imprenditori con intestazioni in società di comodo, condannabili senza attenuanti, per tanti cittadini ad ogni livello di capacità contributiva l’evasione sembra normalità, più nessun senso di colpa. Tanto lo fanno tutti. Come fare per eliminare l’evasione fiscale? Non vi è soluzione, è insita nella mentalità dei cittadini, allora potresti tornare a dormire per altri dieci anni, ché tanto nessuno ti disturba. Ti sbagli, devi alzare la voce e lavorare tenacemente per portare un cambiamento radicale nel comportamento dei cittadini, cambiamento che potrà avvenire solo con l’educazione civica, anche se occorreranno molti anni.
Allora ragazzi tutti insieme, siete centotrentanove, fatevi sentire sempre e non solamente una volta ogni dieci anni, così il lavoro di quei valorosi “padri” e quelle valorose “madri” “costituenti” porterà un vero progresso civile, sociale ed economico per questo Paese che si chiama Italia.